Nazione forte, mercati deboli

E’ la malata d’Europa secondo l’Economist. Anche Moody’s dopo S&P’s le ha tolto la tripla A. Eppure, i mercati hanno reagito freddamente. Nessuna corsa a vendere titoli francesi, lo spread con quelli tedeschi a dieci anni si è mosso solo leggermente e resta inferiore a un punto percentuale. Come mai? Le agenzie di rating ormai non contano più niente?
19 AGO 20
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E’ la malata d’Europa secondo l’Economist. Anche Moody’s dopo S&P’s le ha tolto la tripla A. Eppure, i mercati hanno reagito freddamente. Nessuna corsa a vendere titoli francesi, lo spread con quelli tedeschi a dieci anni si è mosso solo leggermente e resta inferiore a un punto percentuale. Come mai? Le agenzie di rating ormai non contano più niente? Certo, è vero che, come riconosce Les Echos, “difficilmente gli investitori possono trovare un’alternativa al debito francese”. La Borsa di Parigi è la più grande dopo la City. I titoli rendono il due per cento. E nessuno al mondo può pensare che la Francia possa non rimborsare le proprie obbligazioni. Il paese ha uno dei cinque seggi permanenti al consiglio di sicurezza dell’Onu, è membro d’antan del club atomico, punto di riferimento di un buon terzo dell’Africa, di una parte del Medio Oriente e una fetta dell’Indocina. E senza la Francia in Europa non si regge nemmeno la Germania. Chi muove i risparmi e sposta grandi masse di denaro questo lo sa.
I fondamentali dell’economia sono importanti, chi ne dubita: la crescita (piatta), la produttività (fiacchissima), le rigidità sindacali (notevoli), lo statalismo e via di questo passo. Alla lunga i conti debbono quadrare. Ma quando si valuta un paese contano anche altri fattori. Tra questi è fondamentale la potenza nazionale. Sì, nazionale. E se le cose stanno così, sarà davvero difficile rinunciarvi per costruire un’Europa sovranazionale. Non a caso la Francia resiste a ogni scelta che riduca la propria sovranità politica. Sarà un residuo del passato, non li salverà dalla tempesta perfetta, ma fa risparmiare ai francesi le pene dei popoli mediterranei i quali hanno perduto proprio quella posizione strategica che per decenni aveva fatto dimenticare a tutti, tedeschi compresi, quanto sono poco produttivi e spendaccioni. “Politique d’abord”, contro “l’economicismo volgare”.